Newsletter n.46 / 2007

La Commissione Europea ha posticipato per il 20 dicembre 2007 la data della decisione sull’eventuale attivazione della clausola di salvaguardia per l’agricoltura romena
La Commissione Europea decidera’ il 20 dicembre 2007 l’eventuale attivazione della clausola di salvaguardia per l’agricoltura, se la Romania non avra’ risolto – entro il 16 dicembre – tutti i problemi per l’accreditamento completo dell’agenzia di pagamenti APIA, informa un comunicato CE.
Bruxelles saluta i progressi registrati dalla Romania per l’implementazione dei sistemi di pagamenti nell’agricoltura, pero’ ha chiesto alle autorita’ romene di continuare gli sforzi per migliorare il sistema IT, per evitare la riduzione del 25% dei fondi per i pagamenti a favore dell’agricoltura.
“La societa’ d’audit scelta ha costatato difetti maggiori nel software destinato ad assicurare la correttezza dei pagamenti. Percio’ e’ stata decisa la continuazione della procedura per l’applicazione del “meccanismo di salvaguardia”, che sarebbe introdotto attraverso la decisione della Commissione Europea del 20 dicembre. Entro il 15 dicembre, le autorita’ romene devono assicurare l’accreditamento completo dell’agenzia di pagamenti APIA. (…) Se le autorita’ romene potranno dimostrare entro il 16 dicembre, in base ad un rapporto di un perito indipendente, che i problemi identificati sono stati eliminati, la procedura che porta all’attivazione del meccanismo di salvaguardia sara’ fermata” indica il comunicato CE.
Secondo l’avvertimento lanciato ad ottobre scorso dalla Commissione Europea, per evitare l’attivazione della clausola di salvaguardia, la Romania deve dotarsi di un Sistema Integrato d’Amministrazione e Controllo (IACS) funzionale e non effettuare pagamenti prima di portare a termine i controlli sul posto. La CE aveva, inizialmente, fissato un periodo di grazia fino al 9 novembre 2007, ulteriormente prorogato per dicembre.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la Romania si piazza al quarto posto per quanto riguarda la convergenza all’Unione Europea
La Romania si piazza al quarto posto nella graduatoria degli stati europei che hanno registrato il piu’ rapido ritmo di convergenza all’UE nel periodo 2000-2006, dopo i paesi Baltici e prima della Bulgaria, Ungheria e Polonia, indica un rapporto del Fondo Monetario Internazionale.
La velocita’ media de convergenza registrata dalla Romania nel periodo analizzato, e’ valutata a 6 punti, rispetto ai 5 punti registrati dalla Bulgaria, meno di 3 punti dell’Ungheria e meno di 2 punti della Polonia, risulta dal rapporto „Regional Economic Outlook”.
Per la Romania, il FMI stima per il 2008 un deficit di conto corrente del 13,2% del PIL, rispetto al 13,8% del PIL nel 2007.
„La convergenza nelle economie emergenti e’ stata incentivata dai flussi massicci di capitale. Negli ultimi 20 anni e’ diventato evidente che il potenziale di crescita di queste economie e’ molto alto. Man mano che il grado d’apertura delle economie cresce, i sistemi finanziari raggiungono un livello medio di sviluppo e gli investitori hanno iniettato capitale, accelerando il processo di convergenza. Il livello dei redditi e’ aumentato rapidamente, con i progressi accelerati registrati negli stati baltici, Bulgaria e Romania, paesi che sono partiti da un livello modesto”, indica il rapporto. Gli analisti sottolineano, pero’, che i paesi citati hanno registrato, anche, deficit di conto corrente tra i piu’ alti nella regione.

Meta’ degli investimenti stranieri nell’economia romena sono orientati verso la costituzione di nuove compagnie. Per cominciare un’attivita’ “dal nulla” gli investitori prediligono l’industria ed il commercio. Le statistiche confermano che gli investimenti stranieri sono il motore della crescita economica, pero’ nel contempo sono responsabili anche per l’aumento degli squilibri esteri
La Banca Nazionale e l’Istituto di Statistica hanno calcolato che, nel 2006, circa 7,5 miliardi di euro sono entrati in Romania sotto forma di „investimenti in societa’ neo costituite e sviluppate da o insieme con investitori stranieri, rivestendo la forma d’investimenti partiti da zero, cioe’ greenfield”.
Tali investimenti ammontavano alla fine del 2006 a 16,7 miliardi di euro, il 48,5% degli investimenti totali diretti registrati fino quel momento. Alla fine del 2005, gli investimenti greenfield rappresentavano soltanto il 42,2% del totale.
La crescita era attendibile, poiche’ l’epoca delle privatizzazioni e’ quasi conclusa, e rimane poco da vendere dall’”eredita’” dello stato socialista. Praticamente, quasi tutti gli investimenti in arrivo rappresentano “scommesse” su nuove attivita’ ed affari.
Come coprire i deficit?
Nel loro insieme, gli investimenti stranieri diretti sono quelli che mettono in moto l’economia. Il volume d’affari delle societa’ costituite come investimenti stranieri diretti, di 74,3 miliardi di euro, rappresenta il 43% del volume di affari totale delle aziende operanti in Romania.
Sempre nel suo insieme, l’attivita’ delle imprese con investimenti stranieri diretti ha un impatto positivo sulla bilancia commerciale della Romania, con un contributo alle esportazioni di 18,7 miliardi di euro (il 72,5% del totale), e nelle importazioni di 23,8 miliardi di euro (il 58,6% del totale). Nel 2006, sono stati piu’ evidenti gli effetti degli investimenti nell’industria di trasformazione: le imprese con investimenti stranieri diretti hanno coperto il 76% delle esportazioni del settore.
Nonostante gli aumenti constatati, le statistiche sugli investimenti non riescono ad eliminare le preoccupazioni per il grado di copertura dei deficit esteri, uno dei principali temi macroeconomici del momento. „Tenendo presente il rallentamento del processo di privatizzazione, la copertura del deficit di conto corrente attraverso investimenti stranieri diretti si ridurra’ dal 90% nel 2006, al 50% nel 2007″ sottolinea la Commissione Europea nella piu’ recente analisi sull’economia della Romania.
Alto grado di volatilita’
Praticamente, gli investimenti aumentano, pero’ non sufficientemente per coprire le uscite di capitale dall’economia, principalmente attraverso importazioni. Pero’ le uscite rivestono anche la forma di rimpatrio dei profitti. Le statistiche INS indicano che, nel 2006, circa 2,6 miliardi di euro di profitti netti sono stati reinvestiti, mentre le statistiche BNR indicano che un ammontare simile e’ stato trasferito all’estero come profitti rimpatriati.
Inoltre, 2,2 miliardi di euro sono entrati in Romania sotto forma di „crediti netti ricevuti dall’investitore straniero” (prestito dalla societa’ madre alla sua filiale in Romania), in altre parole fondi che ritorneranno all’investitore, non tassabili, secondo Liviu Voinea, direttore di ricerca del Gruppo di Economia Applicata. E se dagli investimenti stranieri registrati nel 2006 si deduce l’investimento consistente nell’acquisto della BCR (circa 2 miliardi di euro) risulta che, in realta’, il credito dall’investitore ha un peso specifico ancora piu’ consistente nel totale degli investimenti stranieri. L’analisi strutturale dimostra, quindi, l’aumento della volatilita’ degli investimenti ed, implicitamente, della fragilita’ del finanziamento dagli investimenti, conclude l’analista Liviu Voinea.
5 miliardi di euro, piazzati nell’industria
Fino al momento attuale, gli investimenti greenfield sono stati orientati principalmente verso l’industria di trasformazione (13,4% del totale degli investimenti) di cui, verso l’industria dei generi alimentari, bevande e tabacco il 3,3%, verso la produzione dei tessili, confezioni e pelletteria l’1,8%, verso i mezzi di trasporto l’1,6%. Altri settori nei quali gli investimenti greenfield hanno un peso specifico consistente sono il commercio (11%), le intermediazioni finanziarie e le assicurazioni (8,5%), l’edilizia e le transazioni immobiliari (4,6%).
Il saldo degli investimenti stranieri diretti e’ arrivato nel 2006 a 34,5 miliardi di euro, equivalente ad un terzo del Prodotto Interno Lordo.
Gli investimenti stranieri diretti – totali – in Romania sono aumentati del 58% nel 2006 rispetto al 2005, fino a 34,512 miliardi di euro, alimentati prevalentemente dalle partecipazioni al capitale sociale delle compagnie, che sono aumentate del 78%, a 27,016 miliardi di euro, annuncia la Banca Nazionale della Romania. Il saldo rappresenta circa un terzo del PIL romeno, e gli investimenti sono orientati prevalentemente verso l’industria di trasformazione (34,2% del totale), le intermediazioni finanziarie ed assicurazioni (22,2%).
I crediti netti concessi dagli investitori stranieri sono aumentati del 22% nel 2006, fino a 7,496 miliardi di euro.
Come flusso netto, gli investimenti esteri diretti (IDE) sono aumentati del 74% nel 2006 rispetto al 2005, fino a 9,059 miliardi di euro, ed il contributo piu’ significativo e’ stato quello delle partecipazioni al capitale, in aumento del 46%, fino a 4,159 miliardi di euro.
Nell’industria, il 44% degli IDE
A livello dell’industria, il peso specifico nel saldo IDE e’ stato del 44%, rispettivamente 15,15 miliardi di euro. L’industria di trasformazione ha attratto 11,78 miliardi di euro, quella estrattiva 2,1 miliardi di euro, e l’energia elettrica, termica, gas naturale ed acqua 1,26 miliardi di euro. Gli investimenti stranieri diretti in attivita’ di intermediazioni finanziarie ed assicurazioni ammontavano alla fine del 2006 a 7,67 miliardi di euro e quelli nel campo del commercio all’ingrosso ed al dettaglio a 4,2 miliardi di euro. Il saldo degli investimenti nel campo delle poste e telecomunicazioni era di 2,83 miliardi di euro, mentre nelle costruzioni e transazioni immobiliari era di 2,2 miliardi di euro.
Origini e destinazioni degli investimenti stranieri in Romania
Nella graduatoria degli investimenti esteri, per paesi di origine, l’Austria occupava il primo posto, con il 23% del totale, seguita da Olanda (17,1%), Germania (10,1%), Francia (8%) e Grecia (7,8%).
Dal punto di vista territoriale, si osserva l’orientamento degli IDE prevalentemente verso la regione Bucarest-Ilfov (64,3%), la regione Sud-Est (7,7%), il Centro (7,4%), il Sud (6,5%) e l’Ovest (5,6%).
La Commissione Europea stima, per la Romania, un aumento degli investimenti, nel 2007, del 18,5% (+4% rispetto alle previsioni primaverili), grazie specialmente agli investimenti nell’edilizia (+30%).

Gli investitori stranieri hanno portato in Romania 7,7 miliardi di euro per le banche e le societa’ di assicurazioni
Gli investitori stranieri hanno portato quasi 7,7 miliardi di euro al capitale delle banche e societa’ di assicurazioni romene negli ultimi 17 anni.
Il settore bancario e delle assicurazioni ha attratto, quindi, oltre il 22% del volume totale di 34,5 miliardi di euro di investimenti stranieri diretti, secondo settore dopo l’industria, risulta dallo studio pubblicato dalla BNR.

Il “top 10” delle banche operanti in Romania, elaborato da DailyBusiness, dopo i primi 3 trimestri del 2007, ha registrato modifiche rispetto al top del 2006
BCR, BRD e Raiffeisen rimangono leader incontestati nel top delle piu’ importanti banche della Romania.
Al primo posto nella graduatoria delle banche si piazza la Banca Commerciale Romena, con un utile netto di 220 milioni di euro (+21,2% rispetto al periodo simile del 2006) ed attivi di 14,02 miliardi di euro (+16,4% rispetto allo stesso periodo del 2006).
La BRD, piazzata al secondo posto, annuncia un profitto netto di 207 milioni di euro (+43% rispetto ai primi tre trimestri del 2006).
La Raiffeisen Bank ha conservato il terzo posto, con attivi di 5,097 miliardi di euro (+9,8% rispetto allo stesso periodo del 2006).
Cambiamenti
UniCredit Tiriac Bank, anche se non ha ancora annunciato i risultati dei primi 9 mesi, dovrebbe aver conservato il quarto posto, tenendo presenti i dati registrati alla fine del primo semestre (attivi di 3,6 miliardi di euro), e che la banca necessitava un aumento dell’11% degli attivi nel terzo trimestre, che si presuppone abbia realizzato.
Bancpost e’ salita di una posizione, al 5-o posto, con attivi di 4 miliardi di euro.
Alpha Bank e’ salita di due posizioni, dall’8-o posto alla fine del 2006 al 6-o, registrando una crescita consistente degli attivi a 3,7 miliardi di euro.
Banca Transilvania e’ scesa dal 5-o posto occupato nel 2006, al 7-o, con attivi di 3,4 miliardi di euro.
Classifica provvisoria
In assenza di un rapporto finanziario ufficiale della ING, solo in base alle informazioni fornite dagli ufficiali dell’istituto, DailyBusiness ha elaborato una classifica provvisoria delle ultime banche del top 10.
La piu’ consistente crescita nei primi 9 mesi del 2007 e’ stata registrata da Volksbank, i cui attivi sono aumentati del 166%, a 2,72 miliardi di euro. I risultati piazzano la banca all’8-o posto.
Gli ufficiali della ING Bank indicano attivi di circa 2,68 miliardi di euro dopo i primi 3 trimestri del 2007, il che le conferisce il 9-o posto, in diminuzione di due posti rispetto alla posizione occupata nel 2006.
Con attivi di 2,65 miliardi di euro, la Cassa di Risparmio CEC si piazza al 10-o posto, in discesa di una posizione rispetto al 9-o posto occupato nel 2006.

I risparmi conservati nelle banche romene sono aumentati di oltre il 50% rispetto al 2006
Il valore dei depositi nel sistema bancario romeno era, a fine settembre 2007, di 184,72 miliardi di lei, in aumento del 51,5% rispetto ai 121,89 miliardi di lei registrati alla fine del 2006, secondo i dati rilasciati dal Fondo di Garanzia dei Depositi nel Sistema Bancario (FGDB).
Nello stesso periodo, i depositi totali negli istituti di credito partecipanti al Fondo ammontavano a 176,64 miliardi di lei, del 55,1% piu’ alti rispetto a quelli registrati alla fine del 2006.
Secondo il rapporto FGDB, il ritmo annuo di crescita dei depositi in valuta e’ stato piu’ rapido di quello dei depositi in lei (+120,2% ai depositi in valuta, rispetto a +51,6% ai depositi in lei). Nei primi 9 mesi del 2007, i depositi in valuta sono aumentati del 57,6% e quelli in lei del 52,7%.
Per categorie di deponenti, l’aumento dei depositi delle persone giuridiche ha superato quello dei depositi delle persone fisiche sia nel primo semestre del 2007 (+49,7% rispetto al +16,8%), che nel terzo trimestre (+14,8% rispetto al +9,9%).
Alla fine di settembre 2007, esistevano 17,41 milioni di titolari di depositi, in diminuzione rispetto alla fine del 2006 quando risultavano 18,34 milioni di titolari di depositi. Il numero dei titolari dei depositi negli istituti di credito partecipanti al Fondo di Garanzia dei Depositi nel Sistema Bancario era di 17,06 milioni, di 1 milione inferiore a quello della fine del 2006.
La piu’ accentuata diminuzione e’ stata registrata dal numero dei deponenti persone giuridiche (-10,3%), mentre il numero dei deponenti persone fisiche e’ diminuito leggermente, di soltanto 0,6%.
Al 30 settembre 2007, 33 istituti di credito partecipavano al Fondo.

Quasi meta’ dei romeni non ha mai avuto un conto in banca
Quasi meta’ dei romeni (47%) non hanno mai aperto un conto bancario o un deposito bancario, mentre soltanto un terzo sa’ che i risparmi depositati in banca sono garantiti entro certi limiti (dal 1 gennaio 2007, fino a 20.000 euro per ogni deponente), e’ quanto risulta da uno studio ordinato dal Fondo di Garanzia dei Depositi nel Sistema Bancario (FGDSB).
Questo e’ stato realizzato su un campione di 2.023 persone e ha un margine di errore del 2,2%.
Il 14% degli intervistati continua ad avere fiducia nei depositi bancari.
Pero’, la piu’ sicura forma di risparmio e’ considerata l’investimento immobiliare, afferma il 30% dei rispondenti, seguito dagli investimenti nell’oro ed altri metalli preziosi. I risparmi in valuta (euro o dollari) non sono piu’ considerati una buona soluzione, risulta dal sondaggio. Soltanto il 7% degli intervistati sceglie di risparmiare in dollari, e l’8%, in euro.
Cosa succede con i risparmi? Piu’ della meta’ del 6% dei clienti bancari che hanno liquidato nel 2007 un conto o un deposito, ha speso in acquisti di beni o servizi e soltanto il 23% ha utilizzato le somme in altre forme di risparmio o ha fatto investimenti.
Nel top delle ragioni per le quali risparmiano i romeni si annoverano: aiutare i figli o altri parenti per acquistare beni (19%), acquistare un’abitazione (7%), assicurarsi una riserva per la vecchiaia (5%), permettersi ferie o viaggi di lusso (7%), investimenti (6%).
La somma media pro capite che i romeni riescono a risparmiare varia tra 50 lei mensili (26% degli intervistati) e 100 lei mensili (22%). Soltanto il 2% dei rispondenti riesce a risparmiare oltre 1.000 lei mensili.

Per acquistare o costruire una casa, i romeni prediligono i crediti in euro
La maggior parte dei romeni sceglie di contrarre crediti in euro per l’acquisto o la costruzione della casa. Secondo gli ufficiali della Banca Commerciale Romena (BCR), circa il 95% dei crediti immobiliari ed ipotecari concessi dalle banche in Romania sono espressi nella moneta europea.

Caja Madrid interessata a prelevare la Banca Transilvania o la Cassa di Risparmio CEC
La quarta banca spagnola per importanza ha contattato, qualche mese fa’, per negoziazioni, gli azionisti dei due istituti bancari romeni. I fondi che i romeni che lavorano in Spagna trasferiscono regolarmente in patria, determinano l’interesse della banca spagnola ad entrare sul mercato romeno, prelevando una banca locale.
Caja Madrid, ha gia’ tentato due volte a negoziare con la Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo (BERS) l’acquisto del pacchetto azionario, di circa il 15%, che la stessa detiene nella Banca Transilvania, pero’ la BERS non ha deciso nulla in merito ad una possibile vendita.
Un prelievo aggressivo della banca, attraverso l’acquisto di azioni sul mercato di capitale, non e’ possibile, poiche’ lo statuto della BT non premette che un piccolo azionista detenga piu’ del 5% delle azioni della banca. I piccoli azionisti della Banca Transilvania, compreso Horia Ciorcilă, presidente della BT, non intendono vendere le azioni detenute, nonostante la banca spagnola sia disposta ad utilizzare lo stesso moltiplicatore di profitto che e’ stato usato nel caso della transazione Erste – BCR. Gli azionisti non sembrano avere problemi di liquidita’ anche perche’ a dicembre, il piu’ tardi, incasseranno gli 82 milioni di euro ottenuti dalla vendita della BT Asigurări a Groupama e continuano le procedure per la vendita dell’intera partecipazione detenuta nella societa’ di assicurazioni ASIBAN. In piu’, gli azionisti hanno una serie di investimenti immobiliari a Cluj Napoca, e la banca e’ in attesa dell’apertura di una linea di finanziamento di circa 20 milioni di euro dalla BERS.
I rapporti tra la banca spagnola e la Banca Transilvania sono iniziati ad agosto 2007, quando Banca Transilvania ha ottenuto un prestito sindacalizzato di 15 milioni di euro. Dall’ammontare totale, 6 milioni di euro provenivano da fondi BERS, ed il resto dal Governo romeno, dalla Commissione Europea e dal gruppo finanziario spagnolo Caja Madrid.
In assenza della certezza di poter acquistare il pacchetto azionario del 15% detenuto dalla BERS nella Banca Transilvania, Caja Madrid sta studiando anche la possibilita’ di acquisire la Cassa di Risparmio CEC, che, per decisione del governo romeno rimane proprieta’ di stato per almeno un altro anno ancora.
Competizione per un mercato di 500.000 clienti
Caja Madrid, costituita oltre 300 anni fa’, e’ il quarto gruppo bancario spagnolo per importanza. La cassa di risparmio spagnola ha 7 milioni di clienti e 2.000 sportelli in Spagna. All’estero, dispone di tre succursali operative, a Miami, Lisbona e Dublino. Sul mercato romeno e’ entrato all’inizio del 2007, attraverso la firma dell’accordo con GED Capital, per la costituzione del veicolo di investimenti immobiliari Ged Real Estate Eastern Investments (GED REEI).
L’interesse di Caja Madrid per l’acquisto di una banca con una rete sviluppata di sportelli e’ spiegato dai numerosi romeni che lavorano in Spagna e ricorrono ai servizi finanziari della Caja Madrid per trasferimenti verso la Romania. Alla fine del 2006, in Spagna lavoravano legalmente 524.995 romeni (circa il 10% degli stranieri che lavorano in Spagna).
Per acquisire una banca romena, Caja Madrid dovra’ competere con La Caixa, la terza banca spagnola per dimensioni, che ha gia’ aperto una rappresentanza in Romania e ha annunciato, anch’essa, di voler acquistare una banca media sul mercato locale.

Nei primi 9 mesi del 2007, il deficit commerciale della Romania e’ salito a 15 miliardi di euro
Il deficit commerciale della Romania e’ salito nei primi 9 mesi del 2007 a 15 miliardi di euro, di 5,51 miliardi di euro superiore a quello del periodo simile del 2006, come conseguenza dell’aumento del 27% delle importazioni e di soli 11,7% delle esportazioni, secondo i dati rilasciati dell’Istituto Nazionale di Statistica (INS).
Le esportazioni realizzate nel periodo gennaio – settembre 2007 hanno rappresentato 21,40 miliardi di euro, e le importazioni 36,48 miliardi di euro.
La crescita piu’ accentuata delle importazioni di merci rispetto alle esportazioni, rispetto al periodo simile del 2006, e’ stata determinata, principalmente, nel caso delle esportazioni, dalla continuazione del trend discendente delle consegne di prodotti petroliferi ai mercati esteri (-30% rispetto al periodo simile del 2006), e del trend discendente delle operazioni di perfezionamento attivo (per conto terzi), specialmente nel campo tessile.
Per quanto riguarda le importazioni, l’evoluzione e’ stata determinata dalla conclusione, nel 2007, dei regimi doganali cominciati prima dell’adesione all’UE, attraverso l’Autorita’ Nazionale delle Dogane, principalmente per i beni introdotti temporaneamente nei magazzini doganali e nelle zone franche, come mezzi di trasporto, apparecchi ed equipaggiamenti elettrici, e dall’influenza dell’introduzione del sistema di commercio generale per l’interscambio intracomunitario (Intrastat). Attraverso questo sistema, le merci sono registrate in totalita’ al passaggio della frontiera nazionale e non all’immissione in libera circolazione, secondo le procedure precedenti, che continuano ad essere applicate nel commercio Extrastat (sistema speciale di commercio).

Nel mese di ottobre 2007, in Romania, il tasso annuo dell’inflazione ha quasi raggiunto la soglia del 7%
Il tasso annuo dell’inflazione e’ salito, nel mese di ottobre 2007, al 6,84% (mentre nel mese precedente aveva superato il 6%), secondo i dati rilasciati dall’Istituto Nazionale di Statistica (INS).
Rispetto al mese precedente, ad ottobre i prezzi dei generi alimentari sono aumentati dell’1,3%, quelli dei generi non alimentari dello 0,7%, e le tariffe dei servizi dell’1,0%.
Nei primi 10 mesi del 2007, il tasso medio mensile dell’inflazione e’ stato dello 0,5% (rispetto alla media mensile dello 0,3% nel periodo simile del 2006).

Il “deragliamento” del tasso dell’inflazione nel 2007, confermato dalla Commissione Nazionale di Previsioni (CNP)
La CNP ha rivisto in aumento – nelle stime autunnali – , in aumento dell’1,5% il tasso di inflazione annuo alla fine del 2007 e dello 0,7% il tasso per il 2008, al 6% rispettivamente 4,5%.
Secondo le stesse stime autunnali, la CNP ha rivalutato, in aumento, il tasso annuo dell’inflazione per il 2009 e 2010, al 3,6% rispettivamente 3%. Per il 2011 ha conservato il tasso stimato precedentemente, al 2,6%, per il 2012 al 2,4%, e per il 2013 al 2,3%.

La Commissione Europea ha rivisto in aumento, le previsioni sull’inflazione e sul deficit di conto corrente della Romania
La Commissione Europea ha rivisto in aumento le stime sul deficit di conto corrente della Romania, al 13,7% del Prodotto Interno Lordo per il 2007, dopo averlo stimato, nelle valutazioni primaverili, al 12,1% del PIL. Nelle previsioni autunnali, gli specialisti hanno rivisto anche il deficit di conto corrente per il 2008, dal 12,3%, al 15,5%.
Per il 2009, gli analisti della Commissione Europea stimano un deficit di conto corrente del 16,2%. Per quanto riguarda il deficit commerciale, gli esperti dell’esecutivo europeo stimano che salira’ al 18% del PIL nel 2008 e 19,3% nel 2009, rispetto alle previsioni del 15,5% del PIL nel 2007.
La CE ha rivisto in aumento anche il tasso medio dell’inflazione
Secondo il rapporto, il tasso medio dell’inflazione sara’ del 4,7% nel 2007 ed arrivera’ al 5,6% nel 2008. Le stime sul tasso medio dell’inflazione per il 2007 e 2008 e’ aumentato rispetto alle stime precedenti (4,6% nel 2007 e 4,5 nel 2008) in condizioni di politiche monetarie restrittive. “Nel 2008, si stima che l’inflazione media in Romania arrivera’ al 5,6%, principalmente come risultato delle influenze negative del deficit agricolo manifestato nel 2007 e prendendo in calcolo la possibile crescita dei prezzi internazionali dei combustibili ed altre merci” indica il rapporto CE. Dopo la crescita dei prezzi del 2008, gli analisti valutano che l’inflazione tornera’ intorno al 4,5% nel 2009. “Nel periodo analizzato, l’aumento degli incentivi fiscali, l’evoluzione ascendente del credito e la crescita consistente dei redditi metteranno – con l’aumento della richiesta – una pressione sempre piu’ forte sull’inflazione” indicano le previsioni CE.
Il deficit di bilancio sara’ inferiore alle previsioni primaverili
La Commissione Europea prevede che la Romania avra’ nel 2007 un deficit di bilancio del 2,7% del Prodotto Interno Lordo, in diminuzione rispetto alle previsioni precedenti del 3,2%, mentre nel 2006 aveva rappresentato l’1,6% del PIL. Secondo le previsioni autunnali dell’Esecutivo europeo, il deficit di bilancio aumentera’ nel 2008 al 3,2%, e al 3,9% del PIL nel 2009.

Il tasso della disoccupazione continua a scendere
Il tasso della disoccupazione, nel mese di ottobre 2007, e’ ammontato al 4,1%, dell’1% inferiore a quello di ottobre 2006. Pero’, rispetto a settembre 2007, il numero dei disoccupati era piu’ alto di 20.000, informa l’Agenzia Nazionale per l’Occupazione della Forza Lavoro.
Dei 367.375 disoccupati registrati, 111.981 percepivano indennita’ per la disoccupazione (-68% rispetto al mese precedente) e 255.394 non beneficiavano piu’ di tale indennita’.
Ad ottobre 2007, rispetto al mese precedente, sia il tasso di disoccupazione maschile che quello femminile erano aumentati delle 0,2%, a 4,2% rispettivamente 4%.
A livello territoriale, il numero dei disoccupati e’ aumentato in 30 regioni. Le piu’ consistenti crescite si registravano nelle regioni Costanza (+3.106 persone), Prahova (+1.858), Caraş Severin (+1.639) e Mureş (1.608 persone), mentre le piu’ importanti diminuzioni del numero dei disoccupati si registravano nelle regioni Bucarest, Giurgiu e Bacău.
Il piu’ alto tasso della disoccupazione si registrava nelle regioni Vaslui (9,7%), Mehedinţi (8,6%), Caraş-Severin (7,2%), Teleorman (7,0%), Covasna (6,1%), Gorj (5,9%), Galaţi e Hunedoara (5,7%).

La Romania ha un deficit di manodopera di 500.000 persone
Il Ministro dell’Economia e Finanze, Varujan Vosganian, dichiara che la Romania ha un deficit di manodopera quantificato a quasi 500.000 salariati, prevalentemente nelle costruzioni, industria pesante, industria meccanica e auto.
Ad agosto 2007, il numero dei salariati era diminuito di 3.100 unita’, a 4,746 milioni, rispetto a luglio, mentre il numero dei disoccupati era diminuito di 96.100 unita’, a 350.400 persone. Nel secondo trimestre del 2007, il tasso di occupazione della popolazione con eta’ tra 15 e 64 anni ammontava al 59,6%. Nel contempo la popolazione attiva rappresentava il 63,9%, rispettivamente 10,1 milioni di persone, di cui 9,4 milioni occupate e 660.000 disoccupate. La popolazione attiva rappresenta le persone che potrebbero svolgere attivita’ economiche ed include sia la popolazione occupata che i disoccupati.

Lo stipendio minimo a livello nazionale fissato dal governo a 500 RON per il 2008
Il ministro del lavoro, Paul Pacuraru ha annunciato che lo stipendio minimo a livello nazionale e’ stato fissato, per il 2008, a 500 lei. I patronati sarebbero d’accordo con il livello stabilito, e sembra che anche i sindacati abbiano votato a favore a condizione che in occasione delle rettifiche di bilancio nel 2008 tale livello sia rivalutato (se l’andamento dell’economia lo permettera’).
Inizialmente, il governo aveva proposto 480 lei ed i sindacati avevano chiesto 540 lei.

Nuclearelectrica ha selezionato gli investitori per le unita’ 3 e 4 della centrale nucleare di Cernavoda
Le 6 societa’ che hanno presentato offerte impegnative per la costruzione dei reattori 3 e 4 di Cernavodă sono state selezionate: RWE Power (Germania), ENEL (Italia), Iberdola (Spagna), CEZ (Rep.Ceca), Electrabel (Belgio) ed Arcelor Mittal (Romania).
La negoziazione delle condizioni di associazione nella futura societa’ (“compagnia di progetto) si svolgera’ a fine novembre.
Se sara’ rispettato il grafico stabilito nella Decisione Governativa n.643/2007, i lavori di costruzione inizieranno nel 2008 e la l’entrata in funzione delle Unita’ 3 e 4 avverra’ nel 2014, rispettivamente 2015.
Dopo l’ultimazione dei due reattori, la centrale di Cernavodă assicurera’ il 25-28% della capacita’ del sistema energetico nazionale.

I nuovi investitori scelgono di operare a Bucarest grazie ai costi contenuti
Sul mercato degli spazi per uffici e’ importante l’immagine di cui gode una citta’ per attrarre nuovi investitori, compagnie che apriranno nuove sedi o filiali. In una classifica internazionale delle citta’ migliori per aprire un’attivita’, realizzata da Cushman & Wakefield, Bucarest si piazza al 28-o posto (tra 33 citta’). Rispetto al 2006, la capitale romena ha migliorato la sua posizione nella classifica grazie ai costi piu’ contenuti per il personale rispetto agli altri competitori est europei – Varsavia, Budapest, Praga o Mosca – e agli affitti piu’ bassi degli spazi per uffici.
Gli autori dello studio hanno voluto accertare quali sono i posti prediletti per aprire nuove attivita’ e quali sono i criteri che determinano la scelta di una locazione. Le compagnie considerano elementi-chiave nella scelta di una citta’ (nell’ordine dell’importanza): l’esistenza di personale qualificato per il team manageriale; l’accesso facile ai mercati, clienti e fornitori; la qualita’ delle infrastrutture di telecomunicazioni ed i collegamento di trasporti nazionali ed internazionali. L’esistenza di almeno tre dei quattro fattori-chiave e’ essenziale per la decisione favorevole.
Londra e Parigi rimangono nel top delle citta’ migliori per aprire una nuova attivita’.
Nell’Europa Orientale, Mosca e’ considerata la piu’ importante dopo Bucarest ed Istanbul. Pero’ Bucarest e’ ancora poco conosciuta dalle compagnie europee. Soltanto il 20% dei rispondenti Cushman & Wakefield hanno dichiarato di conoscere Bucarest come destinazione d’affari, mentre Budapest, Varsavia e Mosca sono conosciute dal 29-31% dei partecipanti al sondaggio.
Cushman & Wakefield realizza questo studio dal 1990, in base a questionari inviati a circa 500 compagnie europee.
I vantaggi della capitale romena:
i costi contenuti per lo staff: 1-o posto su 33 citta’, in salita dal 2-o posto
l’ambiente d’affari creato dal Governo: 10-o posto su 33, in discesa dal 7-o posto
il rapporto prezzo-qualita’ per gli spazi per uffici: 2-o posto su 33, stazionario
il numero di spazi disponibili per uffici: 10-o posto su 33, in discesa dal 9-o posto
Gli svantaggi della capitale romena
Accesso ai mercati: 32-o posto su 33 citta’
Qualita’ del personale direzionale: 28-o posto su 33
Accesso ai trasporti nazionali ed internazionali: 31-o posto su 33, in discesa dal 30-o posto
Qualita’ delle infrastrutture di telecomunicazioni: 32-o posto su 33, stazionario
Numero di persone che parlano lingue straniere: 25-o posto su 33, in discesa dal 22-o posto
Qualita’ del trasporto interno: 30-o posto su 33, in salita dal 32-o posto
Qualita’ della vita per i dipendenti: 33-o posto su 33, in discesa dal 31-o posto
Inquinamento: 32-o posto su 33, stazionario.

Statistica della settimana
Oltre 340.000 romeni residenti in Italia
Oltre 340.000 romeni sono residenti in Italia, secondo un rilevamento ISTAT realizzato ad ottobre 2007.
Al 1 gennaio 2007 si registravano 2.938.922 stranieri (5% della popolazione totale) di cui 342.200 romeni (162.154 uomini e 180.046 donne).
Le regioni con una presenza consistente di romeni risultavano Lazio (22,2%), Piemonte (17,4%), Lombardia (16,5%), Veneto (14,1%).
Le citta’ con una presenza consistente di romeni risultavano Roma (31.362), Torino (25.600), Milano (5.948), Padova (4.221), Verona (3.542).

I mass media italiani parlano della Romania
www.formiche.it : Friuli Venezia Giulia – Vrancea (Romania) Regione piú aperta ai giovani
A consegnare il primo premio per la Regione che ha favorito la maggiore partecipazione dei giovani nella propria comunità è stato il presidente della Regione e presidente dell’Are, Riccardo Illy. La contea di Vrancea (Romania) è la Regione piú aperta ai giovani secondo l’Assemblea delle Regioni d’Europa. A consegnare il primo premio per la Regione che ha favorito la maggiore partecipazione dei giovani nella propria comunità è stato il presidente della Regione e presidente dell’Are, Riccardo Illy, che ha ricordato come il premio, istituito quattro anni fa, fosse stata un’iniziativa che dimostrava la creatività e la lungimiranza della compianta presidente dell’ARE, Liese Prokop. Marian Oprisan, presidente della Contea romena di Vrancea, ricevendo il premio – a cui hanno partecipato 34 Regioni di 16 Paesi – ha ricordato come “grazie alla formazione di reti di collaborazione tra i dipartimenti del Consiglio di Contea, le organizzazioni giovanili e le organizzazioni non governative, i giovani della nostra regione possono ora usufruire di un migliore sistema scolastico, di migliori formazioni professionali e di numerose attività di tempo libero”. Uno sguardo positivo, dunque, sul futuro sociale di questo Paese.

www.newsfood.com: Sintesi dell’intervento del Direttore Generale di Confagricoltura Vito Bianco “La filiera agroalimentare nello sviluppo dell’agricoltura in Romania”
“Il rapporto tra l’Italia e la Romania nel settore agricolo è un dato di fatto, gli ultimi episodi di carattere sociale non hanno affatto turbato quanto è stato costruito in questi anni ed i progetti futuri di collaborazione, e ci auguriamo che ciò non avvenga in alcun modo. Anzi, i segnali che arrivano dalla bilancia commerciale ci convincono sempre più dell’opportunità di consolidare la nostra presenza in Romania e di incrementare l’attività rivolta alla internazionalizzazione delle imprese”. Lo ha detto il direttore generale di Confagricoltura, Vito Bianco, a conclusione del convegno “La filiera agroalimentare nello sviluppo dell’agricoltura in Romania”, organizzato alla fiera Indagra, a Bucarest. “Il Paese ha enormi potenzialità agricole – ha detto Bianco – in cui noi per primi crediamo. Non a caso già operano in Romania, con successo, tanti imprenditori italiani che hanno saputo trasferire e mettere a frutto il know how, le capacità tecniche ed organizzative che caratterizzano le nostre aziende e le nostre produzioni. Il direttore generale della Confagricoltura si è soffermato sul ruolo dell’agricoltura, che in Romania conta per ben l’8% del Pil. “C’è bisogno di un salto di qualità – ha detto – che il Paese agricolo può e deve fare, anche con il contributo positivo dell’Europa e della Pac, che deve rimanere forte, non fosse altro che per venire incontro agli evidenti bisogni dei nuovi Paesi aderenti”.
Segnali ci sono già. La struttura aziendale cresce e si dimensiona su livelli competitivi e la Pac, da quest’anno, fornirà il suo supporto che, da qui al 2013, significherà 8 miliardi di euro per lo sviluppo rurale (una cifra praticamente analoga a quella a disposizione dell’Italia; cui si affiancano altri 3 miliardi circa di cofinanziamento nazionale) e 4,3 miliardi di euro per i pagamenti diretti (disponibili solo gradatamente con il phasing in stabilito in sede di adesione). “Sono risorse importanti – ha detto Bianco – che è essenziale utilizzare bene. Soprattutto per quell’obiettivo di ammodernamento delle filiere che costituisce poi la vera chiave di volta dell’economia agricola del Paese”.
Questo quadro di riassetto e di rilancio dell’agricoltura romena non può che interessare l’Italia e la classe imprenditoriale agricola affacciatasi, non a caso, su questa realtà da alcuni anni. Confagricoltura, con l’aiuto del ministero del Commercio Internazionale, con cui ha siglato il primo accordo di settore, ha già sviluppato iniziative concrete in Romania, dove è presente con 100 imprese importanti che investono in 100.000 ettari. Confagricoltura è fiera di questo processo, che ha permesso di esportare il modello agricolo ed organizzativo italiano e sta pensando a tre ulteriori iniziative, da realizzare nei prossimi due anni (uno sportello informativo per le imprese che serva ad orientare nelle attività di internazionalizzazione; missioni imprenditoriali di settore; eventi promozionali del Made in Italy agroalimentare).
Per ciò che riguarda l’interscambio commerciale, il “made in Italy” gode in Romania di un’immagine di altissima qualità. Il mercato dei beni di consumo, dove la presenza italiana è notevole, in particolare per quanto riguarda i prodotti agroalimentari, assumerà un maggiore interesse nel breve-medio termine. Recenti dati ISTAT segnalano, nel 2006, un saldo import-export tra Italia e Romania di +18.445.246 euro e nei primi sette mesi del 2007, si conferma questa tendenza, anche se in maniera più contenuta.

www.agenziaradicale.it: “In Romania, Adelindo Falaschi “dallo zero assoluto”
Infallibile carabina, già campione del mondo di tiro al piattello, ultrasettantenne vive con la moglie in Romania dove ha messo su un’impresa, non tanto piccola (120 lavoranti) che produce cestini per funghi e fragole, intrecciati di lamine di pioppo: ne parla Repubblica del 9 novembre. Nulla di strano? Sono tanti i piccoli imprenditori italiani che emigrano all’est per lavorare in condizioni favorevoli…già, ma il vero fatto si è che i centoventi lavoranti sono tutti rom. Così, dice Falaschi, sono partito dallo zero assoluto, con il sogno anche umano di dare una chance, senza fondi strutturali, senza progetti di integrazione, senza governi, senza ong. Riprendo sempre da Repubblica: si è dovuto insegnare tutto, il rapporto con il denaro, che non finisse tutto in sbornie, con gli orari di lavoro, con quelli che venivano a lavorare alle tre del pomeriggio, con le piccole somme date alle ragazze di nascosto perché la paga la riscuotevano i suoceri, regalando la legna per difendersi dal freddo, insegnando il risparmio per comprare l’albero di Natale e i regalini: ci sono voluti anni, ma oggi sono integrati..la paga è di 280 euro al mese, che diventano 350 con gli straordinari…sul posto significa essere coperti, e non male. La rivoluzione? Chi scrive pensa che la rivoluzione sia questa: per prima cosa andare là noi, quelli che capiscono, e non far venire qua, dove tutto è più difficile, tutto è più svedese, tutto è terribilmente complicato, tutto sembra fatto apposta per scoraggiare in nome delle migliori intenzioni, tutto costa dieci volte tanto, tutte le migliori iniziative vengono regolarmente decapitate perché quello che si spende viene incanalato in modo che passi attraverso ben studiate e finalizzate forche caudine…Falaschi non ha nessun master e probabilmente la sua fabbrica qui da noi verrebbe immediatamente chiusa perché lavorandoci 120 persone il capannone è tre centimetri più basso del consentito e mancano le docce.

www.avanti.it: Boom di imprese romene in Italia – lo rivela una ricerca della Camera di Commercio di Milano : +42% in un anno
Boom di imprese con titolare romeno: in un anno più 30% a Milano, più 42% in Italia. Lo si ricava da una ricerca della Camera di commercio meneghina, in cui il capoluogo lombardo compare al terzo posto nella classifica nazionale nel secondo trimestre del 2007. Rispetto al 2006, Torino con 3.455 ditte balza avanti a Roma, che ne conta 3.355.
A Milano, però, i romeni sono più intraprendenti: un residente su 14 crea un’impresa, contro una media italiana di uno su 20. Ma qual è l’identikit del romeno imprenditore? Giovane, di età compresa tra i 30 e i 49 anni, in 9 casi su 10 è maschio e per circa l’80% lavora nel settore delle costruzioni.
Proprio recentemente, il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani si è recato a Bucarest. Una visita già programmata per fare il punto sui rapporti economici e commerciali tra i due Paesi. Tra gli incontri avuti c’è stato anche un colloquio diretto con il premier Calin Popescu Tariceanu, nel corso del quale sono stati affrontati tra gli altri anche i temi della sicurezza e dei flussi migratori. Con il collega dell’Economia, Varujan Vosganian, Bersani si è invece soffermato sulla collaborazione intergovernativa in materia di fondi strutturali e gemellaggi istituzionali nel più ampio quadro degli stretti rapporti economici tra i due Stati. Sono, infatti, più di 22.000 le imprese italiane registrate in Romania dal 1990 ad oggi, di cui 12.000 attive con 800.000 dipendenti romeni e sono oltre 325 i voli aerei settimanali tra gli scali dei due Paesi: numeri che valgono per il Sistema Italia ben 12 miliardi di euro, più di quanto realizzato con il Giappone e più del doppio dell’India. Un partneriato che, fino al 2006, ha conferito all’Italia il ruolo di primo partner commerciale della Romania. La presenza di gruppi di grandi dimensioni come Pirelli, Enel, Finmeccanica, Ansaldo e di aziende quali Geox, Natuzzi, Zoppas e Parmalat colloca, inoltre, l’Italia al quinto posto tra gli investitori stranieri in Romania Per accompagnare l’azione delle aziende italiane sul territorio romeno, anche le banche italiane negli ultimi tre anni hanno mostrato non a caso un crescente interesse per il mercato dell’area balcanica. Non manca per contro una dinamica di reciprocità: la presenza imprenditoriale romena da noi è – come detto – in forte espansione. E ad oggi sono circa 17.000 le imprese e le attività commerciali avviate sul territorio nazionale.

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